1 ott 2015

Partito il primo workshop al GreenLab di Palm

Partito il primo workshop al GreenLab di Palm

Autore: Marketing Consapevole  /  Categorie: Green Lab  /  Rate this article:
3.0

Il 29 settembre ha preso il via il primo workshop di open innovation presso il GreenLab di Palm spa e Palm W&P onlus organizzato con ndb - il marketing consapevole e la collaborazione dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, per condividere una questione per noi strategica: come applicare la visione sistemica alle filiere produttive agroalimentari?

Per affrontare la questione ci siamo soffermati su tre passaggi chiave di questo processo di innovazione interaziendale e interdisciplinare:

1.    Integrare l’Internet of Things nelle filiere e in particolare associare i dispositivi come RFID, NFC o un semplice Qr-Code al pallet, individuato come strumento trasversale alle filiere produttive agroalimentari. Dal campo fino al punto vendita le materie prime, i componenti e i prodotti viaggiano quasi sempre su pallet e questo per sua natura si candida ad essere uno strumento chiave per avviare e seguire un processo di innovazione che certamente trova nel packaging e nella logistica i suoi alleati principali.
2.    Rendere in questo modo trasparenti e tracciabili al 100% i prodotti delle filiere, grazie alla semplicità di raccolta e condivisione dei dati ad ogni step del processo produttivo che le tecnologie oggi consentono.
3.    Trasferire al consum-attore tutte le informazioni raccolte lungo il processo produttivo per agevolare le sue scelte e indirizzarle verso prodotti di qualità e sostenibili.

Visita in azienda
Prima di avviare la discussione abbiamo fatto una visita in Palm per toccare con mano come l’approccio sistemico diventi un modello di gestione aziendale che promuove un’economia sana, sistemica ed etica. Sotto la guida di Primo Barzoni A.D Palm, si è verificato attraverso una visita guidata nello stabilimento di produzione e negli spazi adiacenti al deposito materie prime, come gli standard selettivi impostati in Palm vengono applicati nella scelta dei fornitori, della materia prima legno nelle diverse essenze abete dei paesi europei e pioppo locale. Tutti i fornitori garantiscono una corretta gestione etica, legale e sostenibile, attraverso le certificazioni PEFC e FSC. Inoltre dal 3 marzo 2013 Palm chiede ai suoi fornitori il rispetto integrale della normativa europea Dlg 95 - timber regulation definita "Dovuta diligenza” - che obbliga la tracciabilità e rintracciabilità per ogni mc di materiale legnoso importato dai paesi non europei. In questo modo “contribuiamo sconfiggere l’illegalità diffusa nel commercio del legname e completa la trasparenza  del ciclo produttivo” dice Barzoni. 

Questo modello di gestione è il risultato dell’applicazione di un Disciplinare Sistemico del GreenPallet, realizzato dall’area ricerca e sviluppo di Palm in collaborazione con  l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Il disciplinare sistemico è un atto normativo che stabilisce delle indicazioni e o prassi operative cui il produttore di GreenPallet deve attenersi e che definiscono i principi del modello “Sano, Sistemico, Etico”.
In questo modo -sottolinea Primo Barzoni AD Palm- non solo si fa un’economia di sistema e si crea valore condiviso ma anche il pallet diventa uno strumento per parlare ai consum-attori e fargli apprezzare l’eticità dei prodotti che viaggiano su questo oggetto così poco noto quanto fondamentale per tutte le filiere produttive.


Il workshop - gli interventi
Dopo una breve introduzione sul metodo e gli obiettivi del workshop, ad aprire i lavori è stato Gabriele Cena - Resp. Comunicazione dell’UniSG- che ha esemplificato la visione sistemica, di cui SlowFood per primo si è fatto interprete nella gastronomia, attraverso l’esempio del “Systemic Food Design”, uno strumento educativo e dimostrativo per progettare modelli sostenibili di produzione e di consumo del cibo.
Con questo strumento, attraverso 10 filiere di prodotti di uso quotidiano, volutamente semplificate nella loro complessità, ci si affaccia al mondo multidisciplinare delle Scienze Gastronomiche, per imparare a costruire un futuro sostenibile per il pianeta e quindi applicare la visione sistemica nel concreto. Il contributo che l’Università di Pollenzo e SlowFood nel suo insieme ha dato e vuole dare nell’accompagnare le imprese in questi percorsi sarà sempre più importante soprattutto per le PMI che necessitano di servizi condivisi per fare ricerca e sviluppo e prendere parte all’ecosistema dell’innovazione sostenibile.

In perfetta continuità è seguito l’intervento di FoodChain con Federico Di Benedetto e Marco Vitale che ci hanno mostrato come l’approccio sistemico alla filiera agroalimentare sia oggi perfettamente supportato dalla tecnologia informatica da loro sviluppata: con costi davvero contenuti e con la semplicità di apporre anche solo un qr-code (o un tag attivo o passivo) oggi la piattaforma di FoodChain consente una tracciabilità e rintracciabilità assolutamente sicura e capace di seguire dal campo alla tavola tutto quello che viene prodotto nelle filiere agroalimentari.
Per il cittadino consum-attore non si tratterà quindi di leggere solo un’etichetta che per quanto dettagliata ha oggettivi limiti di spazio e di formato, ma piuttosto di usare il proprio smartphone per leggere un qr-code (o di avvicinare il prodotto ad un totem multimediale nel punto vendita) e quindi sapere tutto quello che è possibile sapere sulla storia del prodotto e di tutto ciò che ha contribuito a farlo arrivare sulla nostra tavola: dalle materie prime al packaging, alla lavorazione industriale, alla logistica e volendo anche alle condizioni ambientali registrate nella fase di magazzino e trasporto. Una vera e propria mappa interattiva della storia del prodotto che oltre ai dati tecnici può ospitare contenuti multimediali e qualsiasi modalità di storytelling per permettere una scelta davvero consapevole e quindi capace di apprezzare il valore del prodotto oltre al suo costo.

Alessandro Invernizzi (AD Lurisia) ha ribadito l’importanza della visione che ispira l’innovazione e la validità della metodologia adottata (open innovation o condivisione delle conoscenze) per riuscire davvero ad incidere sul cambiamento. Nell’approccio di Lurisia è forte l’esigenza di condividere la responsabilità nel costruire un futuro migliore attraverso la costante innovazione nel fare e gestire l’impresa. In particolar modo per un’azienda il cui business si regge sulla natura (l’acqua è un bene naturale che nasce da un terreno, da una composizione di rocce unica e diversa anche solo a poche centinaia di metri) e quindi sul suo rispetto e valorizzazione, essere sostenibili significa assicurarsi la propria continuità nei prossimi 50-100 anni e anche più. In questo senso il lavoro che Lurisia sta portando avanti con FoodChain e Palm per monitorare temperatura, umidità e urti durante la fase di trasporto verso l’estero è solo un primo passo verso un’integrazione di questo approccio a tutta la filiera, ad esempio nel rendere tracciate e rintracciabili le materie prime di produzione (Chinotto di Savona Presidio SlowFood, Limone Sfusato di Amalfi ecc.).

I feedback e le esperienze dei partecipanti
Al termine del workshop abbiamo cercato di integrare le istanze e le esperienze dei partecipanti anche tra le aziende invitate. Citiamo a questo proposito:
> la testimonianza di Luca Melotto di H48Food che da anni lavora nel settore logistico con forti aspirazioni di sostenibilità ed oggi ha sviluppato un’interessantissima soluzione per la consegna del fresco fuori dalla catena del freddo e quindi con importanti riduzioni di CO2 emessa. Un contenitore omologato e certificato che garantisce la conservazione di 25Kg di generi alimentari freschi per 48-72 h e apre possibilità interessanti per l’esportazione del fresh food sui mercati europei oltre che per l’adozione da parte di corrieri espressi che potrebbero così fornire un servizio davvero innovativo e sostenibile.

>L’intervento di Emanuele Ardigò (resp. acquisti Oleificio Zucchi) che ha testimoniato da un lato la difficoltà di trasferire in azienda un approccio sistemico e quindi la necessità di coinvolgere diverse figure nella valutazione di un processo di tracciabilità e trasparenza della filiera, dal marketing alla logistica all’IT alla qualità. Dall’altro ha ribadito quanto possa essere preziosa l’implementazione di un tale processo, offrendo la possibilità di un controllo qualità sui tanti piccoli fornitori e quindi una sicurezza di provenienza e di genuinità dell’olio che può fare la differenza sullo scaffale se ben comunicata al cliente finale.
>Anche Verallia con il suo responsabile qualità Luigi Monticelli, ha confermato come la visione sistemica in azienda sia un percorso difficile che pure il gruppo ha già avviato da diversi anni con alterne fortune. L’aspetto chiave per rafforzare questa spinta all’innovazione è certamente nella possibilità di parlare il linguaggio degli interlocutori e quindi dimostrare come l’applicazione di una visione sistemica alla filiera sia non solo più sostenibile e trasparente ma anche più efficiente ed efficace, e quindi più profittevole. 


Nel prossimo appuntamento previsto per fine ottobre (a breve comunicheremo la data) approfondiremo 2 argomenti che sono emersi come esigenze di integrazione del discorso fin qui affrontato:
a) da un lato gli aspetti più direttamente legati ai criteri di valutazione attraverso i quali il management aziendale prende le proprie decisioni, quindi il tema della condivisione dell’indicatore chiave (KPI) del beneficio atteso: il ritorno dell’investimento può essere solo ridotto al profitto economico oppure ci sono anche altri parametri misurabili che si possono prendere a riferimento? Il benessere e la felicità delle persone ha un valore che si può misurare anche al di là dell’incidenza che ha sulle spese sanitarie e sulla produttività aziendale?
b) dall’altro la centralità del pubblico dei consum-attori a cui va trasferito il valore che sta dietro una filiera che si rende trasparente, e in questo il ruolo fondamentale del canale distributivo moderno che da tempio del consumismo ha l’opportunità di diventare tempio del consumo consapevole.

Domenico Canzoniero - ndb il marketing consapevole
info@marketingconsapevole.it

 

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Tags: GreenLab

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