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In data 12/11/10 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale Europea il Regolamento UE 995/2010 che stabilisce “gli obblighi degli operatori che commercializzano legno e prodotti da esso derivati”.

In Palm  la normativa    non ci ha colto impreparati, perchè da anni crediamo nella legalità e nella sostenibilità della filiera-legno: siamo certificati FSC e PEFC e il nostro approccio sistemico è giá di per sé garanzia di dovuta diligenza.
Il regolamento, detto della “Due Diligence”, applica al settore legno il criterio della dovuta diligenza, ovvero un sistema di particolare attenzione, con prescrizioni, cautele e procedure per la tracciabilità della catena di approvvigionamento del settore legno, mediante l’introduzione di obblighi, sia con riguardo alla fase di prima immissione del prodotto nel territorio europeo, sia con riguardo alla successiva fase della sua circolazione all’interno di tale territorio.
Obblighi introdotti per garantire un più puntuale e attento controllo della “provenienza legale” del legno e dei prodotti da esso derivati e allo scopo ultimo di combattere il disboscamento illegale e il commercio a esso legato.

Gli importatori dovranno implementare all’interno della loro organizzazione aziendale un sistema di diligenza articolato su tre momenti strettamente connessi alla gestione del rischio di accedere, magari inconsapevolmente, al mercato del disboscamento illegale.

Operativamente essi dovranno preoccuparsi di procedere all’acquisizione di informazioni/documentazioni con riguardo al prodotto e ovviamente alla sua provenienza e all’attuazione di procedure di analisi, valutazione e attenuazione del rischio.
I commercianti, invece, operando sul mercato interno europeo con riguardo a un prodotto già introdotto, dovranno garantire la tracciabilità della filiera commerciale con l’obbligo di acquisire e tenere per almeno cinque anni le informazioni atte a identificare i loro fornitori e i loro acquirenti.

Di conseguenza, con la tracciatura dei passaggi del legno si finisce per tracciare anche la concreta e corretta operatività dei soggetti che vi intervengono.
Tra gli effetti indotti da tale regolamento c’è la rinnovata competitività del pallet in legno rispetto a quello in plastica. I produttori di questi ultimi, hanno spesso utilizzato i riferimenti al taglio illegale degli alberi per “sensibilizzare” l’opinione pubblica (e gli acquirenti indecisi) ad acquistare i loro prodotti per “salvare” l’ambiente. Salvo poi inquinarlo con i pezzi rotti e non riparabili e non biodegradabili per la loro stessa natura di essere in plastica proveniente da idrocarburi.

 

 

Da oggi tali affermazioni sono da considerare greenwashing e, secondo Assoimballaggi, perseguibili in sede penale e civile per danno d’immagine al comparto legno proteso a combattere il taglio illegale con le catene di custodia FSC e PEFC ed anche con l’appoggio dell’Unione Europea di cui tutti noi siamo cittadini.



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